Ritorna al futuro

I diritti non sono più di moda?
Unisciti a noi e ritorna al futuro.

“Ritorna al futuro” è un grido gioioso con cui vorremmo chiamare all’azione quante più persone possibili per far tornare di moda i diritti, di tutti e per tutti, che vuol dire in primo luogo tornare a parlarne e acquisire nuova consapevolezza come persone e cittadini.

Parità di genere, politiche giovanili, lavoro sociale, diritti dei migranti e delle famiglie, qualunque forma esse abbiano: l’amara consapevolezza che questi temi siano di moda quanto i pantaloni a zampa nasce dalla nostra familiarità con essi, frutto del lavoro quotidiano dei nostri oltre 400 operatori.

Si tratta di temi che non coinvolgono solo le cosiddette fasce “fragili”, ma ci riguardano tutti, soprattutto dopo la lunga crisi economica e la pandemia che hanno colpito anche il nostro Paese. Eppure, nella società dell’informazione, non riescono a entrare nel dibattito pubblico, come se non riguardassero noi, la nostra quotidianità, le persone vicine.

Il ruolo della cooperazione sociale, per come la intendiamo, è anche fare cultura e informazione, e il primo passo verso la partecipazione è stimolare le persone a prendere consapevolezza delle sfide sociali da affrontare.

Tutti possiamo fare la nostra parte, nessuno escluso, anzi forse ormai è una scelta irrinunciabile per non vedere il terreno dei diritti erodersi sempre più velocemente e un minimo benessere personale e sociale diventare privilegio di pochi.

Una risata seppellirà le diseguaglianze: questa la nostra scommessa, unisciti a noi!

Cosa fa La Grande Casa

Tutelare i più fragili:
Comunità educative per bambini e adolescenti
Interventi educativi domiciliari
Prese in carico specialistiche nei Centri specialistici Levante
Accoglienza nelle comunità diurne
Progetti educativi dedicati al periodo perinatale
Affido Familiare
Sostegno genitoriale
Servizi di Spazio Neutro

Promuovere le risorse delle bambine e dei bambini:
Progetti di promozione del benessere materno infantile
Progetti di qualità dedicati alla conciliazione dei tempi di cura/lavoro (centri estivi, doposcuola)
Nidi accessibili e progetti per garantire l’accesso alle famiglie più fragili
Progetti di promozione della parità di genere nelle scuole
Progetti dedicati all’affettività nelle scuole
Interventi educativi scolastici individualizzati

Unisciti a noi
e ritorna al futuro.
Leggi la storia di Cira.

Essere piccoli non è un gioco da ragazzi

La Convenzione per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, approvata il 20 novembre del 1989, ha più di 30 anni ed è il trattato internazionale sui diritti più ratificato al mondo, avendo 196 stati parte, tra cui l’Italia, che lo ha sottoscritto il 27 maggio 1991 con la legge n. 176.

Nonostante la lunga vita della convenzione e la larga adesione internazionale ai suoi principi, la condizione dell’infanzia nel mondo resta drammatica. Unicef stima che oltre 400 milioni di bambini vive in stato d’emergenza e 120.000 sono stati uccisi. Nell’80% dei casi i bisogni umanitari sono dovuti a un conflitto. Questi i dati dal 2005 al 2022, ma se pensiamo ai recenti conflitti, in poco più di un mese sono stati oltre 4.000 i bambini uccisi nella striscia di Gaza, 3 milioni quelli sfollati dal Sudan, due terzi dei bambini ucraini sono stati costretti a lasciare la propria casa, in Siria oltre 600.000 bambini sotto i 5 anni soffrono di malnutrizione cronica. Ma anche in un Paese del primo mondo, come il nostro, che non è toccato direttamente dai conflitti, essere bambini è un fattore di rischio.

In Italia il numero di individui in povertà assoluta (1) è quasi triplicato dal 2005 ad oggi. Sono in questa condizione più di 2 milioni di famiglie e quasi 1 milione e mezzo di bambini e bambine. Inoltre 1 minorenne su 4 è a rischio di povertà relativa. A questi rischi si aggiunge quello di povertà educativa, cioè “la privazione da parte dei bambini, delle bambine e degli/delle adolescenti della possibilità di apprendere, sperimentare, sviluppare, far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni”. Non si tratta quindi di una lesione del solo diritto allo studio, ma della mancanza di opportunità educative a tutto campo, connesse alla fruizione culturale, al diritto al gioco e alle attività sportive. La povertà educativa è quindi un concetto più ampio e complesso, seppur correlato alla povertà materiale. Qualche esempio: il 67,6% dei minori di 17 anni non è mai andato a teatro, il 62,8% non ha mai visitato un sito archeologico e il 49,9% non è mai entrato in un museo. Il 22% non ha praticato sport e attività fisica e solo il 13,5% dei bambini e delle bambine sotto i 3 anni ha frequentato un asilo nido, questo nonostante sappiamo che la cura dei primi 1.000 giorni di vita è un fattore di protezione fondamentale, sia per lo sviluppo e la salute fisica che per quella psichica ed emotiva.

La disponibilità del tempo pieno a scuola e la presenza di attività integrative, culturali e sportive, l’accessibilità (anche economica) al servizio mensa, l’accesso ai beni di “prima necessità educativa” (libri, dispositivi elettronici, connessione, abbonamento ai mezzi pubblici, ecc.), la possibilità di accedere ad aree verdi, sono tutti fattori che influenzano la possibilità di far fiorire liberamente le capacità individuali. I minorenni nel nostro Paese hanno però un accesso assai sperequato a questi beni e servizi, molto meno diffusi e utilizzati al sud e nelle periferie urbane delle regioni del nord. Ad esempio la media nazionale di verde pubblico urbano pro capite è di 32mq, ma in una città su 10 è meno di 9 mq.

Rispetto al diritto alla salute, i pediatri ospedalieri si sono ridotti drasticamente e il saldo negativo nel ricambio generazionale riuscirà a fatica ad essere colmato, peggiorando la già precaria situazione dei reparti. La situazione è ancora più critica nel caso della Neuropsichiatria Infantile e dell’Adolescenza. La carenza di organico in questi reparti si traduce in lunghe liste d’attesa per la presa in carico dei minorenni con disabilità, col rischio di pregiudicarne salute e recupero per l’intero arco della vita. Questi stessi reparti sono colpiti ulteriormente dal crescente disagio adolescenziale, aggravato dalla pandemia e caratterizzato da manifestazioni psicopatologiche e psichiatriche acute che, se non trattate tempestivamente, rischiano di cronicizzarsi e restare in carico ai servizi psichiatrici dedicati agli adulti.

La spesa complessiva per la salute mentale è però inferiore al 3% del FSN (Fondo Sociale Nazionale), una spesa inferiore di 2 punti percentuali a quella che l’OMS raccomanda per i Paesi a basso reddito.

Esiste nel nostro Paese anche un tema di protezione e tutela delle persone di minore età. Nel 2022 sono stati 6.857 i minorenni vittime di reato con un aumento del 10% dal 2021, quando il dato aveva superato per la prima volta quota 6 mila. L’82% sono bambine e ragazze. Maltrattamenti da parte di conviventi, abusi e violenza sessuale i reati più diffusi. Nel 91% dei casi l’autore del reato appartiene alla cerchia familiare. Non meno gravi e diffuse le violenze psicologiche e il ricorso a punizioni fisiche e umilianti o ad abusi verbali.

(1) La povertà assoluta costituisce la condizione di un individuo che non ha accesso a risorse essenziali come cure, cibo, casa e tutto ciò che gli è necessario per condurre una vita dignitosa.

Leggi qui la scheda di approfondimento

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