Flavia guarda fuori dalla finestra della sua camera. Ha appena finito una telefonata di lavoro con il suo responsabile. I pensieri si rincorrono, rimbalzano tra una cosa e l’altra, e, spesso, si soffermano sulle “sue” mamme.

È una pedagogista, e il tema della maternità è quello che più la appassiona fin dagli anni dell’università. Da gennaio dello scorso anno conduce un gruppo di donne in attesa, che hanno partorito da poco o con bambini piccoli, a volte più di uno. Si chiama “Il salotto delle mamme” e si ritrova due volte al mese. A volte si trattano argomenti specifici, più spesso si condividono paure, fatiche, gioie, aspettative; le partecipanti diventano risorsa l’una per l’altra, in una società dove la rete femminile che una volta si generava spontaneamente attorno a chi aveva un figlio, spesso, manca.

Flavia, da quando non c’è possibilità di vedersi di persona, tiene i contatti con ciascuna mamma, menomale che ci sono WhatsApp e gli sms; ma confrontarsi in due e confrontarsi in gruppo non è la stessa cosa, lo sa bene. D’altra parte, come trovare lo spazio fisico e mentale per incontrarsi tutte, in un momento dove l’unica priorità sembra essere l’emergenza sanitaria? Come chiedere alle mamme di sostenere questo ulteriore impegno?

Anche Elena guarda fuori dalla finestra. Lei è in cucina, dove si sta portando avanti per preparare la cena mentre Claudia (finalmente) si è addormentata. E anche per lei i pensieri sono tanti. A giugno arriverà Laura, e non è certo questo il mondo che pensava l’avrebbe accolta. C’è Claudia, appunto, che ha due anni e tanto bisogno di muoversi, giocare, fare esperienza, ricevere attenzioni… Difficile inventarsi ogni giorno un modo per garantirglielo al meglio, tra le quattro mura di casa. C’è Paolo, suo marito; fa il poliziotto, dunque neanche nel pieno dell’emergenza ha mai smesso di lavorare. Elena, negli anni, si è abituata a convivere coi rischi a cui lo espone il suo mestiere; ma mai ne avevano affrontato uno così invisibile e così subdolo. Ci sono i suoi genitori, che, certo, videochiamano tutti i giorni e le danno tanti consigli utili… Ma come avrebbe bisogno di un loro abbraccio, in questo momento.

Mentre è ancora assorta nei pensieri, sente arrivare un messaggio. È Flavia. “Ciao Elena, come stai?”. Smette di armeggiare per i preparativi della cena e si prende un attimo prima di risponderle; si rende conto che non si faceva questa domanda da diversi giorni, presa com’era a sopravvivere alla quotidianità. All’improvviso, sente una nostalgia fortissima. Di Flavia, delle sue “compagne di avventura”, di quel piccolo, grande spazio che nei mesi scorsi era riuscita a ritagliare per sé nel fiume della vita di tutti i giorni. “Mi mancate Flavia! Ma… Perché non spostiamo online il nostro salotto?”

A chi fa l’educatore, accade spesso di trovare nelle fragilità e nelle risorse di chi accompagna le risposte ai propri dubbi. Così come accade spesso di dover essere curiosi e creativi per superare un ostacolo, e per provare, almeno, a trasformarlo in un’opportunità. E anche questa volta, è andata così.

Da un paio di settimane, “Il salotto delle mamme” ha “traslocato” su una piattaforma online, ed è stata la proposta di Elena a confermare a Flavia che valesse la pena di farlo. La risposta entusiasta delle altre mamme ha fatto il resto: lo spazio non solo si è mantenuto ma ha raddoppiato, gli incontri, per volontà di tutte, sono diventati settimanali. Il tè con i biscotti ha un sapore un po’ diverso, ognuna lo prepara nella propria cucina e non più nella solita saletta accogliente… Ma si continua a prenderlo insieme, questo è l’importante.

I pensieri di Flavia, di Elena e delle altre compagne di viaggio, rimangono… Ma, come racconta Elena: “I punti di forza del salotto sono proprio l’accoglienza e la condivisione delle esperienze di noi mamme, che a volte ci sentiamo un po’ sbagliate, o forse sole, e spesso fisicamente e mentalmente provate. Dato che mamme non si nasce ma si diventa, è molto utile e consolante trovare uno spazio a noi dedicato, per sentirci meno inadeguate e sole… Per essere stanche, sì, ma in buona compagnia.” Anche a distanza.