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Secondo me, il mio nome è bellissimo.
Significa, in una lingua che non è l’italiano, che sono stata desiderata e amata fin dall’inizio.

Mia madre mi amava davvero, ma in un modo suo incasinato, molto anticonvenzionale, che talvolta sfiorava l’azzardo, il salto nel vuoto.
Capita che le madri facciano molta fatica, che non abbiano le energie di occuparsi di sé e degli altri, ora lo capisco, perché lo sono anch’io, e anch’io mi trovo spesso a dover combattere i miei fantasmi.
Mia madre esauriva le giornate nell’adorazione del suo compagno, sacrificando se stessa, e me, all’assoluta devozione a un uomo egoista e ottuso.
Quando ha realizzato come stavano le cose, io e i miei fratelli abitavamo già in comunità.

Se dovessi dire qualcosa degli educatori che ho incontrato, che da bambina detestavo e trovavo stupidi, oggi sarei più cauta.
Nel mio percorso pieno di furori, entusiasmi, solitudini e grandi paure, ho incontrato qualcuno a cui piacevo molto, nonostante tutte le fughe e i casini che combinavo.
Mi portava a pranzo, “… Così, a stomaco pieno, ragioniamo meglio”, mi diceva.
Con lei ho fatto l’esperienza di non essere mai rifiutata, di essere ripresa indietro ogni volta, quasi fosse sempre la prima volta, il primo casino.
Penso che piacersi sia importante in questo genere di relazioni, per aver fiducia, nonostante tutto. Un’educatrice che ho conosciuto che ero più grande, quando ho avuto la mia bambina, mi è sembrata un tipo fuori del comune, interessante.
Sembrava tenerci moltissimo a dirmi onestamente anche quando non era d’accordo con me, a mostrarmi in modo onesto le incongruenze e le incoerenze tra i miei principi e le scelte che talvolta faccio, e, contemporaneamente, mi ha sempre guardata come se fossi una rara bellezza, un capolavoro, mi diceva che ero una forza della natura e uno spettacolo.
Si capiva che le andavo a genio e le interessava di me, ma le interessava anche cantarmele di santa ragione.
Abbiamo passato insieme momenti di “sclero” e di nervi, e momenti di tenerezza e di allegria.
Anche dopo che il progetto di cura del mio tempo di giovane madre si è esaurito, e abbiamo dovuto formalmente salutarci, lei c’era sempre, c’è sempre, se le devo raccontare qualcosa o ho una piccola emergenza.

Prima di tutti i casini, vengo io.

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