Assolutamente sì! L’occasione è la “festa dei volontari”, che si organizza qualche giorno prima del 25: oltre a loro si invitano le famiglie degli educatori, i tirocinanti, i ragazzi e le ragazze che sono stati ospiti della comunità negli anni precedenti.

Durante la serata di festa c’è un ricco buffet, dove ognuno porta qualcosa di speciale da mangiare e da bere; vengono organizzati giochi, musica, balli, canti, piccoli spettacoli preparati dai bambini.

E poi arriva il momento “clou”: le luci si spengono, i piccoli vanno nelle loro stanze insieme agli altri invitati, in lontananza si sentono i passi delle renne e i campanelli… “Oh oh oh!”… Arriva Babbo Natale! Col suo grande sacco, passa camera per camera a lasciare un pensiero ai bambini.

Le luci si riaccendono e la festa prosegue: si va tutti nel salone, dove si ascoltano le parole di Babbo Natale; uno a uno, i piccoli vanno a ricevere il loro regalo, ad abbracciarlo e a fare una foto ricordo. A volte anche loro hanno qualche disegno e sorpresa da consegnargli!

Si scartano i regali e si inizia a giocare tutti insieme con ciò che si è appena ricevuto.

Ci si scambiano saluti, auguri, racconti e tanto, tanto affetto.

Beatrice (ex tirocinante, ora volontaria): Calore. Nei due Natali trascorsi in comunità ho sempre percepito una sensazione di calore, non scontata, ma che dovrebbero avere tutte le case in questo periodo. Il calore è l’affetto dei bambini che ti accolgono già mentre sali le scale e poi ti stringono in quegli abbracci che oggi, per colpa della pandemia, ci mancano tanto. Il calore sono gli educatori che ti accolgono sulla porta con i travestimenti natalizi, con la cura di avere tutto pronto per la festa. Sono le decorazioni, le luci, in ogni angolo e stanza, che illuminano la comunità. Sono le urla di gioia ed emozione dei bambini all’arrivo di Babbo Natale. Sono bambini e adulti che si stringono insieme in salotto per scartare i regali. Calore è la tavola imbandita di cibi e bevande preparate con affetto e cura da educatori e volontari. I volti dei bambini stanchi a fine serata, con gli occhi che si chiudono ma con i loro regali stretti al petto. È la vicinanza, durante la festa, di sguardi, volti, gesti, storie e vite che si incrociano, di persone che, in un modo o nell’altro, hanno viaggiato in Mongolfiera e sono diventate scintille di calore che mantengono viva la fiamma.”

Clarissa e Silvia, educatrici: “Le conseguenze dell’emergenza sanitaria, da marzo in poi, stanno influenzando anche la vita della nostra comunità e, purtroppo, ne risentiremo parecchio anche durante questo periodo natalizio; niente festa dei volontari e niente Babbo Natale. Niente uscite sul territorio e tante limitazioni anche agli incontri tra i bambini e i loro familiari. Ma non ci perderemo d’animo e faremo tutto il possibile per garantire ai nostri piccoli la magia che, adesso più che mai, meritano di vivere.”