Nessuno può raccontare la comunità meglio di chi l’ha vissuta. Di chi magari ci è entrato pieno di dolore, diffidenza, rabbia e ne è uscito riscoprendo la bellezza della relazione con l’altro e trovando nuovi strumenti con cui affrontare le sfide del quotidiano.

Ci ha commosso profondamente ascoltare le parole con le quali i nostri ragazzi ricordano il Natale in Mongolfiera. Per questo vogliamo condividere con voi quelle di Marta. Scoprite i ricordi degli altri nelle nostre storie su Instagram e Facebook.

“Il Natale in Mongolfiera rappresenta per me il primo vero Natale. Entri in questa casa gigante, con una valigia vuota, o semi-vuota, e poi, dopo qualche tempo, ti accorgi che non basterebbero nemmeno cento persone per sollevare quel bagaglio che le splendide persone dei miei educatori hanno riempito. Ho vissuto giorno per giorno senza rendermi conto del valore aggiunto che mi davano; ma ora che sono grande, e lo comprendo, dedicherò sempre un pensiero speciale ai momenti che mi sono stati regalati in comunità, come quello del Natale. Sono passati tanti anni ma ricordo ancora quando scrissi la mia prima letterina, seduta a un capo del nostro lunghissimo tavolo! Ciò che ho ricevuto è stata solo una piccola parte di ciò che desideravo realmente, ma avevo già tutto, ormai: avevamo fatto un bellissimo albero, addobbato con cura ,e ci eravamo nascosti tutti nelle camerette, aspettando Babbo Natale! Si dice che si torni sempre nei posti in cui si è stati bene: io torno tutti gli anni a vivere quel momento insieme a coloro che hanno creato il mio Natale. In realtà, oltre a tutto questo, c’è un messaggio importante che mi hanno trasmesso senza neanche il bisogno di esprimerlo a parole: ed è che l’amore di una famiglia può essere rappresentato da chiunque sia disposto a dartelo, che siano una mamma e un papà o, come nel mio caso, cinque mamme e due papà! Ciò che conta è che siano persone pronte a voler bene, come i miei educatori ne hanno voluto a me.”

Marta