C’è un bambino, nella classe 3^G della scuola primaria del paese di R., che, come diceva la canzone, sembra “avere un mondo nel cuore che non riesce a esprimere con le parole”. È interessato ai compagni, ma non si avvicina se non sono loro a invitarlo; è curioso di tutto ciò che viene spiegato dagli insegnanti, ma mai alzerebbe la mano per fare una domanda; i colori che ha dentro si intuiscono dal suo sguardo vivace, ma bisogna fermarsi e cercare di incrociarlo, perché Stefano (si chiama così) appena può sfugge, si mimetizza.

È proprio in questa costante e appassionata ricerca che, da tre anni, consiste il lavoro quotidiano di Claudia, assistente educativa scolastica. “Ma cosa fai esattamente, l’insegnante di sostegno?” le chiedono, quando prova a raccontare il suo lavoro. E lei si sente un po’ come Stefano, perché non è facile spiegare con le parole il mondo che c’è dietro a quell’etichetta: fare assistenza educativa scolastica è trovare, insieme al bambino che si affianca, il modo per completare un’attività didattica, ma anche la frase giusta per invitare un compagno a giocare, la strategia per organizzare e dare un senso alla routine quotidiana, lo spazio per condividere le emozioni che a volte, tra un impegno e l’altro, faticano ad avere voce; è lavorare in rete con gli insegnanti, la famiglia, gli specialisti, gli altri colleghi educatori. È davvero tante cose, diverse, ma tutte unite da un comune denominatore: l’incontro, la vicinanza, il contatto, spesso anche fisico. Per questo, quando nel febbraio scorso la scuola ha chiuso a causa dell’emergenza COVID, Claudia ha pensato che proseguire il suo lavoro sarebbe stato impossibile. Didattica a distanza? Di quella, forse, si può anche parlare… Ma tutto il resto?

Sono bastate poche videochiamate con Stefano per farle cambiare idea. Per dimostrarle, ancora una volta, in quanti modi possa esistere una relazione, se solo si desidera coltivarla. Fuori dal contesto scolastico, certo ricco e stimolante ma a volte troppo stretto o troppo complesso, ha ritrovato un bambino più sorridente, aperto, desideroso di raccontare e di raccontarsi. Non solo compiti, dunque, ma il gatto, le costruzioni, la cameretta… E le farfalle.

“Guarda Claudia, ti faccio vedere una cosa” – durante uno dei loro incontri, Stefano inquadra uno strano oggetto con la videocamera del computer. “Questa è una teca e qui ci sono otto crisalidi; quando sono arrivate due settimane fa erano bruchi piccoli, e io davo loro da mangiare, stavo attento alla temperatura, tenevo tutto pulito… Adesso bisogna aspettare qualche giorno per la metamorfosi, poi c’è lo sfarfallamento e le libero!”. Questa volta è Stefano a parlare. E lei ascolta, commossa. La settimana dopo: “Claudia, sette farfalle sono nate ieri e le abbiamo liberate! Ma ce n’è una nata stamattina, ti va se la facciamo volare insieme?”. Lei manda giù il groppo in gola quanto basta per dire un sì, e Stefano è già con la piccola teca sul balcone, accompagnato col computer dalla mamma, regista per l’occasione. “Pronta? Uno, due, tre!” Lo splendido insetto, lentamente, spiega le ali e spicca il volo; prima incerto, poi sempre più sicuro, si perde tra le cime degli alberi del giardino. Claudia questa volta non trattiene le lacrime e, seguendo la farfalla con lo sguardo, pensa alla metamorfosi del “suo” Stefano, a cui questa pausa forzata dalla quotidianità scolastica, che inizialmente le era apparsa solo un ostacolo, ha regalato nuove e più robuste ali con cui proseguire il suo volo.

Qualche mese dopo…

 È iniziato il nuovo anno scolastico, si è tornati in presenza. Stefano ora è in 4^ e Claudia ancora accanto a lui. Riadattarsi alla nuova quotidianità non è facile: mascherine, visiere, distanze, niente contatto fisico, tante limitazioni sugli spostamenti all’interno della scuola e sull’uso dei materiali (altro che teche per farfalle…!). Ma la vicinanza creatasi grazie all’esperienza delle videochiamate prosegue a dare i suoi frutti. Il legame tra Stefano e l’educatrice è ancora più saldo, e lui si mostra più aperto e sicuro di sé non solo con Claudia ma anche nel rapporto con i compagni e gli insegnanti. Tra alti, bassi, gioie, fatiche, il “volo” prosegue!